Colli di bottiglia e ottimizzazione della supply chain. Tra tecnologia e pratiche vincenti

colli di bottiglia

Un collo di bottiglia o bottleneck è un punto critico in cui il flusso della supply chain risulta rallentato o addirittura interrotto, con un conseguente impatto sul funzionamento dell’impianto e, in alcuni casi, un’influenza negativa sulle prestazioni dell’intera azienda. 

Oltre a definire cosa sono i colli di bottiglia, è importante analizzare le diverse le cause che portano alla creazione di queste problematiche, a partire dalla mancanza di addetti adeguatamente qualificati su argomenti essenziali come il controllo qualità, il corretto funzionamento dei macchinari e la digital transformation. Anche il monitoraggio o gli ordini di modifica manuali della produzione rappresentano un rischio dato sia da un aggiornamento assente o insufficiente delle risorse, come già specificato, sia da eventuali errori umani.  

Accanto a questi aspetti, contribuiscono alla creazione di bottleneck anche la mancanza di coordinamento tra divisioni aziendali, un production management inefficiente e una manutenzione preventiva che non tiene conto delle condizioni del macchinario, dei suoi eventuali guasti o del suo livello di utilizzo. Tutto questo comporta un aumento dei tempi di produzione e dei costi, a cui corrisponde un calo del livello di servizio e quindi della soddisfazione del cliente.  

Intervenire sulla catena di approvvigionamento limitando o, ancora meglio, prevenendo l’insorgere di questi punti critici significa ottimizzare l’intero processo, migliorando le prestazioni complessive dell’impianto. Raggiungere questi risultati, è possibile individuando i colli di bottiglia grazie a diverse tecniche come le strategie Lean, investimenti tecnologici come l’integrazione di software MES sulle macchine o azioni come la data analysis e il process mining.  

Strategie Lean per ridurre i colli di bottiglia e ottimizzare la supply chain

Le prime tecniche che analizziamo in questo approfondimento sono quelle di Lean Logistics, una serie di strategie essenziali per promuovere il miglioramento continuo, identificando ed eliminando ogni azione che non genera valore. Vediamo le principali: 

  • Value stream mapping (VSM). Analizzare e ottimizzare i processi aziendali è possibile grazie a questa tecnica di visualizzazione, che mostra i flussi d’impresa attraverso una mappa grafica in cui si evidenziano sprechi, colli di bottiglia e aree di miglioramento. Grazie al VSM è possibile poi intervenire sulla qualità e sui tempi, efficientando l’intera catena produttiva. 
  • Analisi dei tempi di ciclo. Una valutazione dei tempi necessari a completare ogni fase del processo permette di isolare i punti critici e di lavorare per risolverli riducendo l’attesa, le inefficienze e i sovraccarichi di lavoro. Possibile, inoltre, anche migliorare la pianificazione, i flussi di lavoro e la flessibilità della supply chain. 
  • Tecniche Lean Muda. Adottando queste strategie di eliminazione dello spreco è possibile standardizzare i processi aziendali, riducendo attività ripetitive, accumuli di lavoro e scarti, oltre a intervenire nel contenere movimenti e processi non necessari. Il risultato è una catena di approvvigionamento dove il rischio di collo di bottiglia è ridotto al minimo. 
  • Cultura Kaizen. Nel significato del termine “miglioramento” sta il cuore di questo approccio, che prevede piccole azioni di perfezionamento continuo e responsabilizzazione dei dipendenti. Pianificare, eseguire, verificare e agire per integrare ciò che non va sono i quattro passi chiave di questa filosofia giapponese utilizzata nella supply chain Toyota. 

Colli di bottiglia. Ridurli è possibile grazie al MES

Un’altra strategia di contrasto ai bottleneck passa dall’innovazione tecnologica: integrando in azienda un software MES è possibile, infatti, ottimizzare la supply chain a partire dall’analisi delle prestazioni in tempo reale, rilevando inefficienze e punti deboli. Grazie alle informazioni raccolte, si può pianificare una produzione in cui l’assegnazione efficace delle risorse, le renda disponibili al momento giusto, prevenendo eventuali ritardi nei processi. 
 
Inoltre, il sistema MES è in grado di gestire gli ordini di produzione in modo flessibile, ottimizzando i flussi e contenendo al massimo i tempi di inattività determinati dai colli di bottiglia. Anche la tracciabilità e la visibilità garantita da questo software permettono di intervenire riducendo questi punti critici in ogni step della catena di approvvigionamento sia a livello processi, sia sul piano dei materiali. 

Infine, è possibile avere una panoramica dei flussi produttivi ancora più completa e coordinata integrando il Manufacturing Execution System con altre soluzioni come l’ERP, utile nella pianificazione delle risorse aziendali o l’SCM, che garantisce una migliore gestione delle risorse aziendali. 

Analisi dati, process mining e digital twin

Per comprendere come evitare il collo di bottiglia, è fondamentale la data analysis. Una tecnica che permette di identificare i punti critici in cui si accumulano inefficienze o ritardi, attraverso l’esame delle metriche relative alle prestazioni dei processi, come flusso di materiali, tempi di ciclo o capacità di produzione. 

Accanto all’analisi dei dati, anche il process mining riveste un ruolo chiave, perché permette un’analisi approfondita dei processi di produzione e delle relative inefficienze, restituendo dei diagrammi interattivi utili a visualizzare rallentamenti e identificare relative cause. Risulta così possibile ridurre i colli di bottiglia, mettendo a terra soluzioni efficaci come una migliore allocazione delle risorse, il perfezionamento dei processi o l’adozione di infrastrutture tecnologiche innovative. 
 
Adottare simili strategie di massimizzazione delle prestazioni permette di rendere la supply chain più fluida, aumentando l’efficienza dell’intero impianto e i livelli di servizio, vantaggi che si traducono in maggiore competitività dell’impresa e in una maggiore soddisfazione del cliente.  

Un’ulteriore soluzione per ridurre i colli di bottiglia è rappresentata dai digital twin, ossia repliche digitali di operazioni reali, che permettono di identificare possibili criticità grazie alla simulazione, scoprendo in anticipo cosa potrebbe succedere se si verificassero improvvisi disservizi o inefficienze nella supply chain. Grazie ai “gemelli digitali” è quindi possibile capire come ridimensionare il problema, ripristinare la funzionalità della catena di approvvigionamento al più presto e soprattutto prevenire queste discontinuità che rischiano di bloccare i processi. 

Massimizzare le prestazioni grazie a un approccio integrato 

Integrare efficacemente le tecniche Lean, MES, analisi dati e process mining non è solo possibile, ma soprattutto è auspicabile per le organizzazioni che puntano a una supply chain massimizzata.  

Dopo un’attenta analisi dei colli di bottiglia, di quando si creano e delle esigenze aziendali, avviare una sintesi tra queste soluzioni permette di raggiungere importanti obiettivi di ottimizzazione dei processi. Se grazie al MES sarà possibile monitorare l’intera supply chain in tempo reale, i dati che questo software avrà rilevato potranno essere utilizzati per stabilire come individuare i colli di bottiglia e definire di conseguenza i margini di miglioramento. Inoltre, grazie al process mining, sarà possibile analizzare i flussi di lavoro e apportare significative implementazioni di processo integrando i principi Lean in azienda.  

Combinando queste tecniche e tecnologie sarà quindi possibile massimizzare le prestazioni della catena di approvvigionamento aziendale, grazie a un efficace approccio integrato.

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